Get UPdate

Concept OG > Blog > Articoli > Marcell Jacobs, il pendolo della testa e la meccanica abituale: quando il lato forte diventa debole e nessuno lo vede

Marcell Jacobs, il pendolo della testa e la meccanica abituale: quando il lato forte diventa debole e nessuno lo vede

Maurizio Formia Articoli Agosto 12, 2026

Marcell Jacobs, il pendolo della testa e la meccanica abituale: quando il lato forte diventa debole e nessuno lo vede

Parliamo di Meccanica e di Fisica pura.

Prima di entrare nei dettagli biomeccanici di questa analisi, ci teniamo a premettere una doverosa precisazione: nutriamo un profondo rispetto per Marcell Jacobs, uno straordinario atleta che ha portato l’atletica italiana sul tetto del mondo, e per tutti i professionisti della preparazione atletica, della medicina dello sport e della biomeccanica che lavorano con lui e per lui. Il loro lavoro è indiscutibile e di altissimo livello.

Tuttavia, quello che analizziamo riguarda una variabile della Meccanica Abituale del corpo umano che la scienza accademica, medica e posturologica tradizionale semplicemente non conosce. Non trattandosi di una materia insegnata nei percorsi formativi ordinari, nessun professionista — per quanto preparato e blasonato — è attualmente in grado di individuarla né, di conseguenza, di correggerla.

La causa scatenante: l’estrazione del dente del giudizio e il Metodo OG®

Per comprendere a fondo la dinamica specifica di questo atleta, occorre richiamare un principio fondamentale che deriva dalle intuizioni del Metodo OG® (da me scoperto e oggi non più applicato, ma che rimane una base teorica straordinariamente utile per comprendere l’ottimizzazione della prestazione atletica e il funzionamento delle leve corporee).

Secondo questa chiave di lettura meccanica, i denti e la mandibola agiscono come veri e propri pali di sostegno del cranio. Nel caso specifico di Jacobs, gli venne estratto un dente del giudizio con l’intento (secondo le teorie tradizionali) di farlo correre più velocemente. Tuttavia, quell’elemento rappresentava, nella sua struttura meccanica, l’unico vero sostegno corretto del cranio.

Rimuovendo quel “palo di sostegno”, la struttura non ha compensato in eccesso ma per difetto:

  1. La testa ha iniziato ad inclinarsi verso il lato opposto al suo cedimento strutturale naturale, invertendo l’asse del pendolo.
  2. Questa alterazione ha fatto sì che il suo lato forte non esprimesse più la solita spinta, ma andasse a pareggiarsi (in negativo) con il lato debole, anziché elevare il lato debole al livello di quello forte.

La Meccanica è Matematica: il corpo come sistema di pendoli invertiti

Se si osserva il corpo umano dal punto di vista della fisica e della meccanica applicata, la testa non è un elemento isolato, ma rappresenta la lente e il peso primario del sistema a pendolo invertito che costituisce la struttura umana. La mandibola e la dentatura fungono da sostegno biomeccanico per il cranio.

Quando si verifica un Disequilibrio Meccanico Abituale (DMA) accentuato dall’assenza di un sostegno fondamentale, l’asse su cui lavora il peso della testa subisce un’alterazione o un’inversione delle leve. Questo fenomeno genera compensazioni e sovraccarichi a cascata su tutta la catena cinematica.

L’inversione del pendolo: quando il lato forte diventa debole

Nel corso del tempo e della carriera di uno sprinter, l’effetto continuativo di questa leva sbilanciata porta a conseguenze matematiche.

Assistiamo a un fenomeno incomprensibile per la biomeccanica classica: il lato forte del corpo che, all’improvviso o progressivamente, si indebolisce o comincia a cedere. È il caso degli adduttori o dei muscoli stabilizzatori (come l’adduttore destro) che, da punti di forza dell’atleta, diventano improvvisamente anelli deboli soggetti a ricadute, risentimenti o contratture.

Quando la meccanica abituale va “in tilt” a causa dell’inversione del pendolo della testa, la classica rieducazione o fisioterapia non riesce a risolvere la causa radice, poiché lavora sui sintomi muscolari e non sulla leva fisica fondamentale che sostiene il cranio.

Una variabile sconosciuta al mondo sportivo tradizionale

Siamo matematicamente certi di ciò che affermiamo, così come siamo consapevoli che nessuna disciplina al mondo e nessun preparatore, medico o terapista sia oggi istruito per individuare questa specifica inversione di leva.

Non si tratta di criticare il lavoro dello staff di Jacobs — a cui va la nostra massima stima — ma di prendere atto che, senza la comprensione della Meccanica Abituale e del peso della testa, determinati blocchi o infortuni rimarranno un enigma irrisolto.

Riequilibrando il peso della testa con il Concept OG®, la catena biomeccanica dell’atleta tornerebbe a lavorare in totale armonia con la forza di gravità, eliminando i sovraccarichi asimmetrici e permettendo di esprimere la massima potenza senza che il lato forte si trasformi nel punto di rottura.

Lo diciamo da tempi non sospetti (clicca per aprire l’articolo)

Formia Maurizio – Concept OG®